Stazione Centrale Milano: Fascino e Repulsione

Che bel modo di dare il benvenuto a Milano, penso, mentre scendendo dal bus da Malpensa mi faccio strada tra le schiere venditori di ombrelli e i tizi che, puntando ai miei stinchi, vanno in giro con i carrellini con cui portare i bagagli pesanti. Non ne ho mai visto uno lavorare, forse perché oggi praticamente tutte le valigie sono dotate di rotelle?

La Stazione Centrale di Milano è un monumento imponente ed austero, tipicamente fascista con tutti i classici riferimenti alla cultura romana, ma nonostante ciò riesce ad esercitare un certo fascino. E’ stata recentemente rinnovata e, oltre alle lunghe e scure scale che nel tempo hanno messo alla prova il fiato e le gambe di centinaia, migliaia, di viaggiatori ritardatari, sono stati aggiunti dei tapis-roulant che portano i passeggeri da un piano all’altro lentamente, molto lentamente, in modo da dare il tempo di ammirare quello scintillante centro commerciale in cui è stato trasformato l’interno della stazione. Come ormai ogni aeroporto anche qui troviamo tutti i soliti nomi delle boutique di lusso, tra luci accecanti e marmi lucidi. Basta uscire però per ritrovare la consueta e confusionaria atmosfera: taxi e autobus che si ammassano ai lati, i senza tetto di fronte alla stazione, tra i lavori senza fine in Piazza Duca d’Aosta. Impassibili alla gentrificazione della Centrale, sono sempre lì a discutere animatamente, a fissare il vuoto, a scolarsi le birre forti del discount e, ogni tanto, ad azzuffarsi.

Se si scende nei meandri della metropolitana si vede la ciliegina sulla torta del pacchetto d’accoglienza ai nuovi arrivati dall’aeroporto: gruppi di zingari stanno in agguato alle macchinette automatiche dei biglietti, cercando di fregare i turisti confusi. Due venditori ambulanti si alzano ed abbandonano la loro mercanzia per avventarsi su un tizio che ha appena circuito una signora tedesca col trolley in mano.

Abbracciando tutto questo con uno sguardo trovo però una certa armonia, non so quanto intenzionalmente ma la Stazione Centrale di Milano è stata plasmata ad immagine e somiglianza della sua città, un biglietto da visita perfetto che rappresenta i suoi contrasti. Vecchi edifici eleganti e negozi moderni all’ultima moda, la signora in pelliccia che cammina di fianco al barbone che fruga nel cassonetto, speranzosa innovazione e frustrante inefficienza.
Non so cos’è ma c’è qualcosa di questo posto che mi affascina ogni volta.

Stazione Centrale Milano

Foto di Paolo Margari

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