Inchiostro sui Binari

Non ricordo bene che anno fosse, ricordo solo che ero su un treno da Verona a Milano… per quale ragione lo ignoro. Era parecchi anni fa perché avevo i capelli lunghi e il cellulare era ancora una novità che dava fastidio in tasca e serviva solo per permettere alla mamma di farti sentire la sua presenza ovunque fossi.

Ero in uno scompartimento dei vecchi intercity e, seduta al posto al finestrino, c’era una ragazza alta dai capelli scuri ricurva su un foglio su cui scriveva con vigore. Di tanto in tanto si fermava a riflettere, guardando fuori dal finestrino, e si ributtava sul foglio con rinnovato vigore. La sola idea di qualcuno che scrive a penna su un foglio e che prende le pause per riflettere e guardare il paesaggio che sfreccia fuori dal treno anziché controllare facebook sul telefono, sembra appartenere ad un’epoca romantica e lontana.

All’improvviso il treno rallenta, la ragazza smette di scrivere e appallottola il foglio, lanciandolo nel cestino. Afferra la sua borsa ed esce di corsa.
Non so quanto il tutto fosse voluto ma il foglio era pure rimasto appoggiato sopra il cestino, richiamando la mia attenzione. Appena il treno riparte mi guardo attorno furtivo, lo scompartimento è vuoto, apro il foglio stropicciato ed inizio a leggere.

Nulla indicava, o lasciava intendere, l’identità dell’autrice: non un’email, un numero, nemmeno un nome. Non c’era l’account twitter o facebook, visto che allora Zuckerberg ancora stava in pantaloni corti a giocare in strada.
Soltanto un testo, un pezzo di anima e pensiero abbandonato su un treno, senza una necessità di conferma senza una richiesta di contatto. Senza quella ricerca di attenzione o di riconoscenza che si nascondono sempre più spesso dietro il moderno concetto di condivisione. Quel foglio avrebbe potuto finire nell’inceneritore, ignorato, oppure potrebbe essere stato letto da una persona, dieci, cento, e lei non l’avrebbe mai saputo.
Trovo questo gesto così significativo e forte che ancora, dopo tanti anni, non l’ho dimenticato.

Cos’è il senso di tutto ciò? Che abbiamo perso un po’ di questa spontaneità e di gusto per il mistero, l’ignoto? Sicuramente.
E’ una perdita irrimediabile? Credo proprio di no.

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