Il Lato Oscuro di Berlino: tra Nazisti e Stasi

Prima della mia recente visita a Berlino mi è capitato, più o meno casualmente, di vedere una serie di documentari che hanno finito per definirne lo scopo. Iniziando con un film, “La Vita degli Altri“, ho proseguito approfondendo il tema della Stasi e del Nazismo per arrivare ad una semplice conclusione. Per quanto ovvio non ci avevo mai pensato: per più o meno 60 anni di fila Berlino è stata l’epicentro delle più feroci dittature che hanno macchiato la storia moderna d’Europa. Sinistra o destra, rossi o neri, sono cambiate le bandiere e i metodi, ma non il livello di crudeltà inferto ai berlinesi senza soluzione di continuità.

Dei nazisti si sa tutto: se ne parla a scuola, ci sono documentari in TV una sera sì e una no, si ricorda pubblicamente questo periodo di efferata crudeltà, per ricordare a tutti di cosa l’uomo è capace se gli viene data la possibilità.
Della Stasi però si sa poco o nulla, non mi ricordo di averne letto sui miei libri di scuola, e le informazioni in possesso dei poveri malcapitati che ho massacrato di domande sono poche e vaghe. La cosa è piuttosto preoccupante: per quanto il Nazismo appartenga alla memoria di mio nonno, la tirannia comunista appartiene alla mia storia. Mi ricordo quando hanno trasmesso le scene del muro abbattuto al TG1. Quindi le persone coinvolte nelle operazioni di oppressione e spionaggio sono probabilmente ancora vive, nessuno di loro è in prigione, e forse ricoprono ancora ruoli di una certa importanza. Le recenti notizie di controllo dei dati personali ci ricordano quanto questo tema sia ancora di grande attualità.

Stasi è il diminutivo di Ministerium für Staatsicherheit, Ministero per la Sicurezza di Stato. “Scudo e Spada del Partito” questo ministero svolgeva operazioni con la massima libertà e sotto il diretto comando degli organi centrali del Partito Socialista a Mosca. Una vera e propria polizia segreta, paurosamente nota per la sua infallibile efficienza e per la sua diffusione capillare, in Germania dell’Est ma anche in altri paesi. Iniziati come torturatori stalinisti hanno via via “raffinato” la tecnica spostandosi verso un sottile, elaborato e feroce sistema di tortura psicologica. Sotto la guida di Erich Miellke l’infrastruttura ha raggiunto i 8000 dipendenti, un numero che fa impallidire le truppe di Hitler, e una rete diffusa di informatori civili. Si dice che un cittadino su 6 fosse un informatore della Stasi, se applicate questa proporzione al numero di persone nella vostra cerchia di familiari, amici e colleghi, avrete un’idea del livello di oppressione e di paura. Essendo un servizio, appunto, segreto che usava metodi illegali per ottenere quello che volevano dovevano anche tenere nascosto per far apparire in superficie solo un’apparenza illecita delle loro attività. Recentemente il mostruoso archivio dei dati da loro raccolti è stato aperto per permettere ai cittadini vittime di spionaggio (quasi tutti, praticamente) di scoprire, se vogliono, i dettagli di quello che veniva architettato alle loro spalle.

Non ho intenzione di dare nessuna lezione di storia qui, né di fornire documenti di rilevanza scientifica, ma voglio diffondere informazione che sembrano godere di poca diffusione, e darvi un po’ di consigli su dove andare a Berlino per conoscere di più.

Anni di oppressione, a martellate! (copyright denverpost.com)

Ecco alcuni documenti che potreste trovare utile:

Le Vite degli Altri (film di cui parlavo ad inizio articolo. A parte l’inverosimile elemento di finzione tutto il film rappresenta bene la realtà)

Stasiland e C’era una volta la DDR (Due libri di Anna Funder, una scrittrice che si è dedicata allo studio del periodo della Stasi)

La foto in questo articolo è stata presa dalla bellissima fotogallery sul Denver Post.

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