Museo di Van Gogh ad Amsterdam: vale la pena?

Quando si parla del  Museo di Van Gogh Museum ad Amsterdam la prima cosa a cui si pensa sono le spaventose code all’ingresso; poi ci si ricorda con dolore di quanto i biglietti e i souvenir siano terribilmente cari. Ah e poi anche che ci sono una manciata di quadri di quel tizio che si è tagliato un orecchio. Questo ordine sembra rispecchiare esattamente le priorità dei curatori della mostra.

Per evitare per lo meno la coda abbiamo pensato di prendere i biglietti online, ma ovviamente ci siamo ridotti a mezzanotte meno 5 inutilmente cercando di far girare il sito di prenotazioni online sui nostri cellulari scassati.

Coda al Museo Van Gogh Amsterdam

Coda per Van Gogh (amsterdamblog.co.uk)

 La Coda

Ci siamo quindi presentati al museo il giorno dopo, senza biglietti ma sicuri che “cosa vuoi che sia, al massimo un’ora di coda e siamo dentro“. Purtroppo scopriamo con orrore che la coda si snoda dall’ingresso, attorno all’edificio, ed arriva fino al parco. In effetti siamo capitati lì in un weekend in cui mezza Europa aveva le vacanze e tutti hanno deciso di trovarsi ad Amsterdam.
Stando a quanto dicono gli assistenti in pettorina gialla dal punto in cui siamo noi sono non meno di due ore di attesa. Se va bene. Una coda più imponente l’ho vista solo a Wimbledon, dove però è diventata così parte dell’evento che la gente al tennis non ci pensa quasi più.
La buona notizia è che al negozio dei souvenir, c’è uno sportello che vende i biglietti anche per l’indomani.

Van Gogh si fa una selfie

Mi addolora mettere questo obbrobrio sul mio sito ma la gente deve sapere

La Febbre del Venerdì Sera?

Torniamo così il giorno dopo, un venerdì, alle sette di sera. A quell’ora, pensavamo, le famiglie saranno a cena, e gli sballati saranno già al coffee shop. La logica non fa una piega… ma non potevamo sbagliare più clamorosamente.
Al nostro ingresso pensiamo di aver sbagliato porta: siamo infatti in un locale con divanetti e musica ad alto volume con annesso bar e ristorante. Ci facciamo strada tra la gente che chiacchiera, con un drink in mano, chiedendo scusa e permesso, fino alla prima sala, incastrata tra una rampa di scale e il mixer del DJ. A quanto pare è una cosa che organizzano ogni venerdì sera e di cui vanno pure fieri, purtroppo non lo sapevamo e, comunque, non avevamo molta scelta avendo passato la giornata al Keukenhof. Questo è più o meno quello che succede:

La Mostra di Van Gogh

La prima sala sembrava più un posto dove i quadri sono stati appoggiati in attesa di miglior sistemazione, l’intero piano terra è dedicato a tutto fuorché a Van Gogh. I visitatori sono comunque tanti e, pazientemente ammassati l’uno contro l’altro, aspettano che lo spostamento della folla li porti vicino al prossimo quadro. Torneremo in questa sala dopo un po’, per trovarla vuota, nel frattempo saliamo le scale verso gli altri piani. Ogni sala è dedicata ad un periodo specifico della vita dell’artista, con anche un background storico. Il che è fantastico ma, sarà la quantità di gente o la musica e le gigantesche proiezioni di Van Gogh che si fa le selfie, ma non siamo riusciti a seguire un ordine cronologico. Forse per questo bisognava pagare €5 per l’audioguida, da aggiungere ai €15 già lasciati per l’ingresso.

Mappa Museo Van Gogh Amsterdam

Chi ha giocato a Doom riconscerà la mappa del livello “Toxin Refinery”

Quindi, è da visitare o no?

Nonostante questo non posso categoricamente sconsigliarla. Anzi. Dopo tutto ci sono dei bellissimi quadri di uno dei migliori artisti che abbiano abitato questo pianeta. In più, se ci andate in bassa stagione, troverete sicuramente meno folla.
Resta comunque il fatto che i quadri non sono molti, che il prezzo del biglietto è alto e che l’atmosfera non rispecchia molto – a mio parere – la visione e la vita di Van Gogh, e l’intero museo mi fa pensare ad una macchina da soldi. Non posso dirlo con certezza ma non credo che Vincent sarebbe contento di vedere dove sono finiti i suoi quadri.
Se volete comunque andarci ricordatevi di prenotare i biglietti in anticipo e, se con l’inglese ve la cavate, leggete i consigli di Ashley sul suo Amsterdam Blog.

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