Il Battello da Mandalay a Bagan

Vita lungo le rive dell'Ayeyarwady

Il taxi ci porta lungo strade ancora buie, sotto il primo timido albeggiare, verso il battello per Bagan delle 6.30, già ormeggiato e pronto all’imbarco. Prendiamo il nostro posto su vecchi ma comodi sedili, circondati dalle ultime zanzare della notte, stanche ed innocue.

I primi chilometri dalla partenza sono caratterizzati da verdi colline ricoperte da più pagode e stupa dorati di quanti potessi immaginare. Ma passati i dintorni di Mandalay, il paesaggio si alterna fra piatte rive e argini scoscesi, dove sbirciare dentro le vite dei pochi e radi abitanti del fiume. Eccezion fatta per due pasti essenziali non succede nulla per 10 ore. Niente. Uno spazio confinato senza rete telefonica e tecnologie moderne. Da quanto non mi succedeva? Per quanto descritto così possa sembrare uno scenario terrificante l’ho vissuto come un’esperienza liberatoria e, ogni volta che ci penso, mi viene da sorridere.

Carro di Buoi tra i Templi di Bagan

 

Poesia e contrasti al tramonto

Raggiungiamo Bagan al tramonto, al solito un rapido passaggio dal chiarore diurno alla notte. La barca spegne i motori e silenziosamente scivoliamo nella baia di Nyang-U. I neri profili di alberi e stupa si stagliano nitidi contro il cielo diviso fra arancio e blu scuro, e i pipistrelli giganti ci sorvolano danzando attorno all’argentata luna piena.Tramonto sull'Ayeyarwady, Birmania
Questa poesia quasi surreale viene presto infranta: nemmeno il tempo di attraccare e la barca viene invasa di gente che afferra borse e valigie per assicurarsi passeggeri per i loro taxi, e in un paio di minuti siamo tutti a riva. Lasciamo sfumare un po’ questa confusione finché un signore ci si avvicina proponendo una tariffa da taxi newyorkese. Ci alleiamo con una coppia di Canadesi per le spietate trattative, facendo leva sul fatto che siamo praticamente gli unici passeggeri rimasti.

Folla di turisti sulle pagode

Esperienze uniche su instagram

Il lato oscuro del turismo

Ce ne andiamo con un prezzo comunque alto ma quasi la metà della prima richiesta, con la visibile ira del gestore dei taxi. La sua aggressività e ostilità è in netto contrasto con la pacifica bonarietà che abbiamo trovato a Mandalay, ma per lo meno il tassista, una persona gentile sicuramente vittima del ceffo di prima, ci porta a destinazione.
Quando alla guest house ci dicono di non avere la nostra prenotazione non mi sorprendo: una telefonata non è certo il metodo più affidabile, ma ci trovano comunque una stanza, dove abbandoniamo gli zaini per uscire a mangiare. Sembra che siamo arrivati al posto giusto al momento in giusto, infatti il cortile di ingresso è pieno di tavoli e gente che mangia. “Can we eat here?” chiedo a un tizio tarchiatello, probabilmente il manager.
No.
Un uomo di poche parole, ma forse non mi sono spiegato bene. Riprovo la domanda con un bel sorriso, usando tutti i sinonimi di cena e cibo che conosco, arricchendo il discorso con l’eloquente gestualità italiana.
No.

Quel personaggio sarebbe poi diventato mio nemico giurato durante il nostro soggiorno. Impervio ad ogni richiesta – tranne quando gli abbiamo comprato due tour rovinosi –  spesso facendo il contrario di quello che gli chiedo, incapace di capire e parlare inglese ma padroneggiando la lingua perfettamente quando scopre che ho comprato i biglietti del bus per lasciare Bagan da un’altra agenzia.

È così che diventerà il Myanmar grazie al turismo? Cinica macchina da soldi, di avidi manovratori di taxi e subdoli osti? L’inevitabile ingordigia spinge le persone, per quanto una piccola percentuale della popolazione, a sfruttare i visitatori e, la compiacenza dell’ignaro, o pigro, turista non può che incentivare questo declino.

Riso e verdure a Bagan

Questo pranzo costa meno di un caffé

Tea house: ristoranti popolari, oasi di pace e palestre di anticorpi

Ma la speranza nel popolo Birmano è difficile da perdere. Raggiungiamo infatti una tea house, poco più in giù dal Golden Hotel, che diventerà la mia tappa giornaliera per l’approvvigionamento. Arredo essenziale, pavimento di cemento grezzo e sedie di plastica…praticamente si mangia in strada, ma i ragazzi dello staff sono gentilissimi. Dopo la diffidenza, quasi timore, iniziali, tutti iniziano a sorriderci e a farci sentire benvenuti. C’è un’atmosfera familiare da piccola comunità, con famiglie e amici riuniti a mangiare, chiacchierare e guardare la partita di calcio. A quanto pare la Premier League inglese è seguita con grande passione, e faccio pure finta di tifare per una delle due squadre pur di guadagnarmi la stima dei locali. Ordiniamo le uniche due cose che riusciamo a capire dal menu: riso cantonese e i migliori Shan noodle mai provati.
Tè verde e benessere sono offerti dalla casa.

Spese giornaliere

  • 1 notte al Large Golden Pot (caldamente sconsigliato) camera matrimoniale: $35
  • Battello per Bagan: $40 a testa (prenotato all’ufficio turistico in stazione)
  • Birre in barca (bottiglia da 66): 3000Kyats
  • Cena per due alla tea house: 1700Kyats
< Precedente: Mercati a Mandalay

Lasciaci un commento