Un giorno ai mercati di Mandalay

Lungo il fiume Irrawaddy

Il nostro secondo hotel a Mandalay, il Sahara, non ci ha offerto gli stessi party scatenati del Queen ma è risultato un ottimo affare: più economico ma di uguale qualità, più vicino al Palazzo Reale e soprattutto alla fermata della navetta gratuita della AirAsia. Anche la colazione era ottima: un po’ continentale, un accenno di British ma la più degna di nota la parte Birmana del buffet: con ottimi noodles e riso. Con la pancia ben piena ci avviamo lentamente verso lo Zegyo Market, due isolati a nord e 5 a est. Prima di trovare il mercato è il mercato a trovare noi: stiamo ancora contando le strade quando, senza quasi accorgercene, ci troviamo circontati da coloratissime bancarelle di frutta e verdura. E per bancarelle intendo “signore sedute a terra in messo ai loro prodotti organizzati in ceste di vimini o semplicemente mucchi”. Lo Zegyo market è un luogo affascinante e caotico, biciclette, moto e carretti si incagliano in un coro ci clascson mentre la gente si fa spazio come può continuando, imperterriti, a fare la spesa. I bambini dormono nei cesti di vimini come se niente fosse, mentre le loro madri pesano, vendono e comunicano con noi a gesti e sorrisi.

Donne al mercato Zegyo di Mandalay
Disprezziamo profondamente l’atteggiamento da zoo che molti turisti adottano nei paesi esotici, per questo Martina ha cercato di evitare chiaramente di fotografare le persone, chiedendo loro di poter fotografare la loro merce. Longyi tradizionale BirmanoMa loro insistono a volere una foto, e alcuni le fanno a noi, mostrandoci poi i risultati ridendo come vecchi amici. Per mia fortuna – e sorpresa – indossare il tradizionale longyi ha attirato parecchie attenzioni positive. Sicuramente sembravo un idiota e non lo indosserei mai a casa ma gli uomini Birmani mi hanno sempre dato cenni di approvazione, puntanto al nodo “very good!” perchè sanno quanto è difficile da imparare! Inoltre indossare una gonna con quel caldo è una gran comodità… chi l’avrebbe mai detto?! Nel pomeriggio decidiamo di visitare il mercato della giada. Essendo situato parecchi isolati a sud ci affidiamo alla saggia guida di Sean (non so come si scriva il suo nome ma gli piaceva l’idea di essere chiamato come Sean Connery) che porta sul suo trishaw raccontandoci aneddoti sulla città e il suo paese. Un trishaw è un mezzo di trasporto bellissimo e, a quanto pare, esclusivamente birmano: una vecchia bici cinese a cui viene attaccato un sidecar fatto a mano con legno e ferro e che può ospitare due passeggeri. È molto pesante e si solleva a fatica, ma è meno faticoso del previsto, infatti ho portato Martina e Sean per alcuni isolati senza versare una goccia si sudore (quasi!). Alla guida di un trishaw Nonostante l’allenamento il caldo del pomeriggio si fa sentire sul nostro guidatore e decidiamo di fare una pausa al monastero Shwenandaw. Non eravamo per niente pronti alla visione di quel magnifico edificio, interamente in teak e intagliato con grande cura di particolari. L’aspetto dell’area è però un po’ trasandato, alcuni bassorilievi sono consumati da essere appena riconoscibili, grosse ragnatele imbottiscono gli angoli e non c’è nessuno: non un monaco, non un turista. Deserto. Tutto sommato è stato interessante visitarlo così: un maggior numero di turisti avrebbe potuto contribuire alla manutenzione del monastero ma ne avrebbe rovinato l’atmosfera. Che eterno dilemma il turismo.
Martina al Monastero in Teak
Dentro al Monastero Shwenandaw
Raggiungiamo finalmente il mercato ben dopo il suo apice di attività: molte persone se ne stanno andando, gli stand si svuotano e pochi rimangono ancora a lavorare le pietre, È interessante notare come le gemme vengono modellate con strumenti rudimentali ma con grande precisione e maestria. La maggior parte dei presenti si dedica alla discussione della giornata di affari e al gioco d’azzardo. Ci sono dei personaggi ben loschi in giro, che danno al mercato un’atmosfera torbida, senza però sembrare minacciosa. Sconsiglierei comunque di fare acquisti a meno che non sappiate esattamente cosa state facendo. Un luogo più per i locali che per turisti infatti, ancora una volta, eravamo gli unici turisti nei paraggi.
Lavorare la giada
Gioco d'azzardo al mercato della giada

Torniamo all’albergo, dove salutiamo il caro Sean. È veramente una brava persona e consiglio a chiunque di rivolgersi a lui per un passaggio, lo trovate vicino all’ingresso dell’hotel Sahara. Ci incamminiamo verso il Kywe Zoon Jetty, da dove parte il battello per Bagan ma anche, stando alla guida, dove si può assistere al maestoso spettacolo dei bufali d’acque che trascinano i tronchi per le acque del fiume Ayeyarwady. Memori della deludente esperienza con le foche in Islanda non ci aspettiamo di vedere alcun bufalo. Infatti non ce ne sono ma la scena che ci si para davanti, dall’alto del parchetto che si sporge a terrazzo è altrettanto soddisfacente eccedendo le nostre aspettative. In uno scenario surreale, come un quadro vivente, osserviamo le persone che vivono in capanne di bamboo lungo le rive del fiume, le loro vite che scorrono placidamente con le sue acque illuminate dalla luce ocra del tramonto. Vita lungo il fiume a Mandalay Il buio ci sorprende di nuovo, sembra che in Myanmar il passaggio tra giorno e notte sia meno graduale. O forse perché, nonostante i 30°, è pur sempre inverno. L’idea di ripercorrere la strada 22, Pinya street, dopo il crepuscolo, non è particolarmente allettante, ma per fortuna a Mandalay l’ultima cosa di cui bisogna preoccuparsi e su come trovare un mezzo di trasporto. In un quarto d’ora siamo di ritorno in hotel, dopo una corsa su due motorini equalmente esaltante e terrificante.

Spese giornaliere

  • 1 notte all’Hotel Sahara (doppia con colazione) $35
  • 1 Longyi al mercato: 3000Kyats
  • Pomeriggio sul trishaw con Sean: 8000Kyats
  • 3/4 km in scooter 2000Kyats (a testa)

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