Bellezza e Quesiti tra i Templi di Bagan

La sveglia puntata così presto da essere considerata tarda notte sta diventando un’abitudine: per le 5.30 siamo già in sella, a pedalare lungo una strada completamente buia. Alcune persone ci appaiono in un flash, illuminati per un attimo dai nostri fiochi fanalini, come fantasmi in attesa di un passaggio. Le silhouette delle pagode iniziano a delinearsi contro il cielo che sfuma dal nero al blu. Quando raggiungiamo il tempio Shwe-San-Daw Paya è già abbastanza chiaro per distinguere il paesaggio circostante. Ci spingiamo su per gli alti scalini che portano alle terrazze, per cercare un posto dove osservare ed assorbire l’alba, circondati da almeno un centinaio di persone

Le sfumature del cielo in rapida progressione, e l’ineffabile movimento della nebbia che avvolge i templi come bambagia ci lasciano senza parole. Finalmente il sole emerge spezzando la linea ondulata di verdi colline, e l’atmosfera sembra sospesa in un fermo immagine, come se tutti stessero trattenendo il fiato. La magia viene spezzata quando una minuta ragazza cinese lascia cadere il suo telefono, che si infrange sulla testa di un’enorme signora olandese dal grugno feroce. Il pestaggio sembra inevitabile ma non si va oltre uno sguardo malefico e dei mortificati “I’m sorry“, quindi la folla si disperde verso i loro bus turistici e le implacabili liste di cose da vedere. Solo pochi indugiano, premiati dall’onirica visione di una flotta di mongolfiere che si alzano nel cielo, nuotando lentamente nella luce lattiginosa verso la Città Antica.

Mongolfiere all'alba a Bagan

Spendiamo il resto della giornata pedalando senza meta sui sentieri polverosi, basando le nostre scelte a bivi e incroci sull’opzione che sembra meno battuta. Un modo perfetto di visitare la Vecchia Bagan, per quelli che non hanno ambizioni storico-architettoniche. Ci fermiamo ad un eccellente ristorante vegetariano, frequentato dalla solita folla con Lonely Planet sul tavolo ma molto piacevole. L’idilliaco giardino di ninfee e uccellini offre una tregua di serenità dalla polvere e dai venditori di pessimi souvenir.

Il ritorno verso Nyang-U è parecchio più lungo di quanto pianificato. Scegliamo di percorrere la vecchia strada, più vicina al fiume e decisamente più spettacolare dell’altra. I numerosi templi e stupa sono inondati da una calda luce di ambra e pesca da sembrare quasi irreale. È semplice arrampicarsi sui loro mattoni ed ammirare il sole tuffarsi dietro l’orizzonte frastagliato ma decidiamo di tirar dritto fino a Shwe-zi-gon Paya, la pagoda millenaria.
A rischio di farci un’overdose entriamo anche in questo tempio. Siamo gli unici due turisti, e ci stagliamo in mezzo alla folla di Birmani che, nei loro vestiti della festa, si sono recati in visita e passeggiano nel cortile. Alcuni di loro insistono per fare foto con noi, un po’ strano ma anche gratificante, lo ammetto. Chissà se avranno quelle foto di noi incorniciate in salotto?

Pagoda Shwe-zi-gon Paya a Nyang-U

Raggiungiamo la nostra tea house di fiducia stremati, non capita tutti i giorni di un parco di palme e arbusti così esteso e ricco di templi antichi. Anche se in realtà solo pochi erano effettivamente antichi. Infatti la maggior parte di essi sono nuovi di zecca, ristrutturati (o ricostruiti) dalla dittatura militare a suon di cemento in una drastica mossa per incentivare il turismo. Che effetto ha conoscere questo retroscena? Sminuisce il valore della nostra esperienza macchiandone il ricordo? Sicuramente è stata una bellissima giornata e l’intera area è stupenda ma sapere che gli abitanti della zona sono stati malamente cacciati a Nuova Bagan da un giorno all’altro lascia un po’ di amaro in bocca. Anche con questo dilemma in testa non ho dubbi sull’evento più prezioso ed indimenticabile della nostra visita a Bagan…

Cercavamo un posto dove fermarci e mangiare le frittelle untissime che avevamo appena comprato, in mancanza di meglio abbiamo cercato riparo all’ombra di un alberello striminzito. Senza ben sapere come funziona la proprietà privata abbiamo chiesto il permesso a delle signore accampate lì vicino, giusto per cortesia. Non solo ci hanno annuito con entusiasmo ma ci hanno invitato al loro tavolo, sproporzionato al fragile capanno con tre mura e un tetto dove abitavano. Ci hanno dato dei piatti, un panno e del tè verde, e ci hanno anche fatto provare un’insalata di foglie di tè giovani con fagioli secchi. Eravamo basiti da una tale manifestazione di generosità, sebbene la conversazione si basasse soltanto su gesti e un inglese rudimentale. Al momento di salutare eravamo perplessi: “perché tutta questa ospitalità? cosa facciamo ora?“. Andarcene così ci sembrava maleducato, ma anche lasciare loro dei soldi ci pareva volgare, che avrebbe rovinato la bellezza del loro gesto. Solo ora, dopo alcuni mesi, sto iniziando a risolvere questo dilemma. Quello che hanno fatto loro è perfettamente naturale e disinteressato, e forse anche noi dovremmo riprenderci un po’ di quella spontaneità.

Famiglia a Bagan

Informazioni utili su Bagan

Alba su Bagan: Sebbene lo Shwe-San-Daw Paya sia l’unico tempio ufficialmente accessibile al pubblico, ce ne sono molti altri attorno che sono saltuariamente accessibili. Chiedete ai vostri locali di fiducia, vi sapranno dire dove andare per ammirare l’alba in una situazione più intima.

Alloggio: Siamo stati al Large Golden Pot Guesthouse, da evitare ad ogni costo! Ci sono parecchie altre guesthouse nella zona e Nyang-U (a nord di Vecchia Bagan, dove atracca il battello per/da Mandalay) è probabilmente la scelta migliore come posizione e servizi

Mongolfiere: A quanto pare, e non è difficile da credere, questa è un’esperienza unica e mozzafiato…e non ci si aspetta niente di meno per $300 a persona. È difficile trovare posto, specialmente durante l’alta stagione, e cercare di prenotare alcuni mesi in anticipo potrebbe non essere abbastanza. La compagnia che ha dato il via a questo servizio è Eastern Safaris, ma ne stanno nascendo altre per soddisfare la grande richiesta, come Oriental Ballooning

Moon restaurant “Be Kind to Animals”, è il ristorante dove siamo stati (il nome significa “siate gentili con gli animali”). Dalla parte opposta della strada troverete un altro ristorante vegetariano: lo Yar Pyi che argutamente dichiara che anche se la Lonely Planet ancora non ne parla, persone adorabili lo consigliano.

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