Clarksdale, la Capitale Abbandonata del Blues

L’obiettivo del mio breve road trip nel Delta americano era uno soltanto. New Orleans era un po’ troppo distante per il tempo che avevo a disposizione, e Memphis sarebbe stata semplicemente una tappa di passaggio verso sud. La mia destinazione era Clarksdale, la culla del blues, una cittadina situata tra il Mississippi e le leggendarie highways 49 e 61.
Quell’incrocio è noto come Devil’s Crossroad ed è dove si narra che Robert Johnson abbia stretto l’accordo con “lo ’mperador del doloroso regno”: il blues in cambio della propria anima. In più è da qui che vengono Muddy Waters and John Lee Hooker…più blues di così non si può! E la lista di nomi, più o meno celebri non finisce qui. Da Clarksdale sono passati un numero impressionante di musicisti, molti dei quali hanno uno spazio al Delta Blues Museum, un paradiso con aria condizionata per gli amanti del blues.

Paramount Theatre, Blues Music - Clarksdale, MS

Con queste premesse è facile immaginare che le mie aspettative erano piuttosto alte. Ero certo che avrei visto musicisti esibirsi in ogni bar, e strimpellare in 12 misure ad ogni angolo di strada alla faccia del caldo soffocante, improvvisando jam sessions con la spontaneità di un saluto.
Invece le strade erano deserte, come pressoché in ogni paese che ho attraversato. I 35° all’ombra di certo non erano di aiuto ma l’aspetto era più quello di una città fantasma che di una pausa siesta. Parcheggiata la macchina per una breve ricognizione a piedi, e dopo aver rinunciato alla speranza di trovare un bar aperto, mi diressi verso il benzinaio per una lattina di soda.

Barber Shop - Clarksdale, MS

“Sei arrivato con una Malibu bordò?”
“S-Sì”
Come faceva a saperlo? Come poteva sapere il benzinaio di una città deserta che macchina stavo guidando, e che avevo parcheggiato diversi isolati più in là?
Probabilmente intuendo il mio disagio – tipico di chi ha visto troppi film americani e non abbastanza America – mi sorrise e mi rassicurò: “Y’know, passano così poche persone di qui che quando arriva qualcuno di nuovo lo sa tutto il paese”. Mi spiegò che l’ultimo straniero che ha visto era proprio un italiano, due settimane prima, e che al di fuori dei due festival – il Juke Joint e il Deep Blues – non c’è molto da fare. Fin lì ci ero arrivato pure io.

Juke Joint Festival - Clarksdale, MS

Mi sedetti con sollievo su una panchina all’ombra, sorseggiando la mia root beer, quando apparvero le prime persone. Iniziarono a uscire appena il sole scivolò dietro le chiome degli alberi, dopo una lunga giornata a battere su asfalto e cemento. Un signore con dei folti capelli grigi mi sorrise “buon pomeriggio, come va?” e passò oltre. La sua cordialità mi prese alla sprovvista. Subito dopo arrivarono una mamma con il figlio che, camminando verso casa, mi salutarono. Ogni persona che passava dalla mia panchina mi rivolgeva un sorriso e un paio di parole. Non mi sono mai sentito più felice e benvenuto.

Wall Graffiti - Clarksdale, MS

C’era un netto contrasto tra la vivacità delle persone e lo stato di abbandono degli edifici, molti dei quali annunciavano dei concerti blues avvenuti più di un anno prima. C’era un netto contrasto tra molte case in legno, vecchie e decrepite, e il moderno museo del blues, recentemente ristrutturato grazie anche all’investimento di Billy Gibbons. Ma il contrasto sembra essere insito nella natura degli Stati Uniti, se non altro della parte da me visitata.

New Roxy - Clarksdale, MS

Clarksdale è stata una splendida delusione. Tutti i mitici musicisti blues che passavano le giornate a suonare nella loro veranda erano scomparsi qualche anno prima del mio arrivo, la loro memoria conservata al museo del blues e nelle storie dei residenti. Il caldo eccessivo mi ha impedito di entrare in uno dei tipici ristorantini di carne e cose fritte, ma incontrare quelle persone, vedere quei posti e respirare quell’aria vischiosa ha ripagato le ore in macchina passate sulla highway 61.

Robert Johnson Murales - Clarksdale, MS
I left right on time, racing this storm that would have caught up with me few hour later in St. Louis

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